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3 ottobre 2007


Italia: non la prossima ma l'attuale Argentina

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Lo Stato Italia ha un debito pubblico spaventoso (non lo dico io; i vari organi internazionali continuano a "bacchettare" i nostri governanti perchè facciano quadrare, al più presto, i conti).

Per debito pubblico si intende (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico) il debito dello stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni (come Bot e Cct) destinate a coprire il fabbisogno finanziario statale. La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali viene indicata come servizio del debito.

L'esigenza di tenere sotto controllo l'espansione del debito pubblico ha due principali motivazioni:

1) La prima è di carattere finanziario e attiene alle difficoltà di finanziare il debito pubblico quando questo cresce troppo velocemente. Se cala la fiducia dei sottoscrittori dei titoli circa la capacità del debitore di pagare gli interessi e di restituire il capitale, il finanziamento del debito può avvenire solo corrispondendo interessi più elevati. Analogo aumento degli interessi avviene quando cresce la tassazione del risparmio, che diminuisce l'interesse netto che resta in tasca al risparmiatore. L'imposizione fiscale aggiunge, poi, un effetto spiazzamento.

Se la spesa per interessi aggrava il deficit pubblico, facendo ulteriormente aumentare il debito, può innescarsi un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi, dei deficit e quindi del debito pubblico. Il taglio della spesa corrente per finanziare il debito ha effetti negativi sul gettito fiscale poiché la spesa pubblica è la via principale per stimolare la crescita economica.

2) La seconda motivazione riguarda il cosiddetto effetto spiazzamento. Se una parte dei risparmi privati finisce con il finanziare il debito pubblico, si sottraggono risorse agli investimenti privati, con conseguenze negative sulla crescita dell'economia. E' l'effetto spiazzamento. E' pur vero che queste somme sono distribuite ai detentori dei titoli che sono imprese, privati e banche che possono tornare a prestare denaro per finanziare lo sviluppo.

Dal sito del Tesoro Italiano (www.dt.tesoro.it) risulta che il debito pubblico italiano ammonta a circa 1.600.000.000.000 euro (milleseicentomiliardi; ho fatto la conversione a mano, perché non trovo nessuna calcolatrice che lo permetta, in vecchie lire e il risultato è 3.200.000.000.000.000, ossia tremiliardiduecentomilamiliardi di lire) nell'anno 2006; con questo livello è come se ciascuno dei 48 milioni di cittadini italaiani (ma si tratta, ovviamente, di una astrazione statistica senza valre ai fini macro economici, avesse accumulato una quota di debito pubblico pari a circa 27.000 euro. Tengo a sottolineare che la fonte è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che fa notare anche che l'ammontare dei Titoli di Stato rappresentano circa l'80% del debito pubblico.

L’Italia al riguardo deve rispettare rigorosamente il patto di stabilità e gli impegni presi all’Ecofin di Berlino, che prevedono il pareggio di bilancio entro il 2010 (se fossi al governo comincerei a chiamare Silvan, Giucas Casella, Tony Binarelli, Harry Potter, ecc.).

L'allarme di come siano gravi le condizioni del BELPAESE dovrebbero farci riflettere. Guardando la lista dei Btp in circolazione, che potete tranquillamente vedere nei giornali, al televideo, tramite internet, mi fermo spesso a riflettere su due emissioni che hanno la scadenza nell'anno 2023. Un'emissione ha una cedola del 9% annua e l'altra dell'8,5% annua: significa che lo Stato Italiano (o meglio i BALOCCHI) paga ai possessori di questi titoli ogni anno (con cadenza semestrale) interessi del 9% e dell'8,5%: Vorrei sapere come fanno, ma soprattutto quanto ci viene a costare.

Ho già sottolineato precedentemente come l'Italia sai a rischio e per confermarvelo Vi ricordo che per Fitch e Standard & Poor's, due delle tre maggiori agenzie di rating al mondo, l'Italia ora ha la stessa credibilità economica del Botswana, il paese dell'Africa australe, che solo nel 1966 ha ottenuto l'indipendenza. Ma, dico io, almeno loro sono pieni di diamanti. Attenzione: Italia come Argentina!
Marco Calì
http://sapienzafinanziaria.ilcannocchiale.it 




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25 settembre 2007


Le Banche nel PAESE DEI BALOCCHI

 

Vi racconto una mia esperienza per farVi capire come funzionano i controlli bancari.
Il giorno 26 giugno 2006, alle ore 11,00 circa, ho chiamato telefonicamente la società "Borsa Italia", con sede a Piazza degli Affari,6 - 20123 Milano, telefono 02724261, sito internet: www.borsaitaliana.it
Questa società gestisce gli ordini di borsa di tutti gli strumenti finanziari quotati in Italia; in poche parole, quando un investitore decide di comprare, ad esempio, un'azione o un'obbligazione (Bot, Btp, Cct, Ctz,...) deve dare l'ordine alla propria banca, che si rivolge alla società Borsa Italia, per effettuare la definitiva transazione.
Quando ho telefonato, mi sono presentato e ho chiesto: "Vorrei, cortesemente, sapere come è diviso il capitale della società Borsa Italia, perchè dal vostro sito non riesco ad avere questo tipo di informazione?"
Una signora, molto gentile, mi ha detto che dal sito questa informazione non risulta, in quanto non pubblica, ma comunque mi ha letto la composizione, che è la seguente: San Paolo 13,7%; Unicredit 11,9%; Monte dei Paschi di Siena 10,3%; Banca Sella 7,9%; Bnl 7,1%; Banca Popolare di Verona e Novara 7,1%; Banca Intermobiliare 6,6%; Banca Finnat 6,1%; altre banche con soglie inferiori al 5%, fino al completamento del 100% del capitale sociale.
Quindi, il mercato nel quale l'investitore deve andare per comprare un'azione o un'obbligazione è di proprietà delle banche.
Allora sono andato a controllare le partecipazioni al capitale di Banca d'Italia e mi sono accorto che anche questo ente è totalmente partecipato dalle banche.
La Banca d'Italia, in poche parole, vigila sul comportamento delle banche presenti sul territorio italiano.
Ma se è di proprietà delle banche (IntesaSanPaolo al 45%; Capitalia Unicredit 30%; altre banche con il 25%) come funziona realmente? Il controllore è il controllato e il controllato è il controllore. Bene, nel PAESE DEI BALOCCHI, questo ci può stare. Lascio a Voi ogni considerazione al riguardo.




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24 luglio 2007


Euro/dollaro a 1,5

Euro/dollaro a 1,50: secondo me questo valore verrà raggiunto perchè l'economia americana è in affanno.
I motivi principali di questa caduta del valore del dollaro sono principalmente 2.

Il primo è che la valuta americana non è "coperta" da nulla, ma è solo un castello di carta o sabbia; infatti, fino al 1971 sul dollaro c'era scritto che a fronte del valore stampato sulla banconota vi era un controvalore di oro. Il presidente americano Nixon ha quindi deciso, nel 1971,di "stampare" carta a fronte di nessuna riserva aurea. Il valore del dollaro è quindi cartaceo.

Il secondo motivo è che le transazioni per la compravendita del petrolio non avvengono quasi più in dollari, ma in euro.

Vi ricordo che euro/dollaro circa 6/7 anni fa valeva 0,82 e oggi siamo a 1,3815: +68,48%, è la percentuale di guadagno dell'euro nei confronti del dollaro e non è finita.


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